Basaglia sotto attacco. La politica ha nostalgia dell’istituzione? di Giovanna Del Giudice

Il medico veneziano, nei suoi scritti, ci aveva messi in guardia. Le conquiste che lui e i suoi collaboratori avevano fatto avrebbero potuto essere smantellate, se non salvaguardate. Sta succedendo ora? Secondo Giovanna Del Giudice, psichiatra che con lui ha collaborato, con la riforma in discussione alla commissione Affari sociali del Senato – basata sul disegno di legge di Francesco Zaffini (FdI) – c’è il rischio di fare enormi passi indietro, nel nome della sicurezza. Nel ddl ci sono più giorni di Tso, più strutture, più posti nelle Rems


La Legge 180 è in pericolo, dicono i basagliani. A minacciarla – o almeno a metterne in discussione i principi fondanti – è la stessa politica: la commissione Affari sociali del Senato sta lavorando a una riforma della salute mentale. Per farlo, ha preso come base il disegno di legge a prima firma del senatore di Fratelli d’Italia Francesco Zaffini.

Ritorna l’equivalenza tra malattia mentale e pericolosità sociale

«Il testo mina alla base i fondamenti della legge Basaglia», dice Giovanna Del Giudice, psichiatra che col medico veneziano ha lavorato a Trieste e che ora è presidente dell’associazione Conferenza permanente per la salute mentale nel mondo Franco Basaglia – CoPerSaMM. «Questo appare chiaro nell’art. 1 del Ddl, quando, già nelle prime righe, si individua tra le finalità “la sicurezza e l’incolumità dei professionisti operanti presso i servizi per la salute mentale.” E poi, di nuovo nell’art. 9, dove il ddl parla della “incolumità dei familiari”. É evidente che si riafferma, proprio come nella legge 36/1904 “Disposizioni sui manicomi e sugli alienati” l’equivalenza tra malattia mentale e pericolosità sociale, superata dalla legge 180/1978. Gli ospedali psichiatrici, proprio a partire dalla pericolosità del malato di mente, erano luoghi di segregazione e di custodia, presidi a difesa della società dei sani».

Il ddl Zaffini mina alla base i fondamenti della legge Basaglia, riaffermando quell’equivalenza tra malattia mentale e pericolosità sociale che venne superata dalla legge 180/1978

Per Basaglia una delle questioni centrali fu slegare i due concetti e affermare il diritto alla cura e non alla custodiaLa persona con disturbo mentale può essere pericolosa o no, come tutti noi. «D’altra parte, le ricerche scientifiche hanno dimostrato che chi ha un disturbo mentale non delinque di più di chi non ce l’ha. Anzi, gli studi dicono che chi vive un disturbo mentale è più di altri vittima di abusi, di violenza e di limitazione della libertà e dei diritti», chiosa Del Giudice.

Peraltro «i familiari, come è mia esperienza e non solo a Trieste, non chiedono mai la segregazione ma la presa in carico, la continuità terapeutica, l’inclusione sociale e il sostegno della famiglia. Se drammaticamente oggi incontriamo alcuni familiari che chiedono sicurezza e l’allontanamento del loro congiunto, questo è collegato all’abbandono diffuso da parte di molti servizi della logica e della pratica della presa in carico globale della persona e del suo contesto familiare e sociale. Succede dopo anni in cui la politica, disattenta a queste problematiche, nella diminuzione anche delle risorse, ha favorito un arretramento culturale e organizzativo nella sanità e in particolare nei servizi di salute mentale», chiosa Del Giudice.

Se drammaticamente oggi incontriamo alcuni familiari che chiedono sicurezza e l’allontanamento del loro congiunto, questo è collegato all’abbandono diffuso da parte dei servizi presa in carico globale della persona e del suo contesto familiare e sociale

Il fantasma dell’istituzionalizzazione diffusa

Un elemento che preoccupa molto nel testo a firma di Zaffini è il fantasma di un ritorno all’istituzionalizzazione diffusa: «Non si sta parlando, ovviamente, del ritorno di grandi ospedali psichiatrici», spiega Del Giudice, «ma dell’incremento di strutture di norma chiuse, dei posti letto e dei giorni di ricovero, invece del rafforzamento e della qualificazione delle cure domiciliari e territoriali.

La legge Basaglia sancisce la presa in carico della persona con sofferenza mentale, anche severa, nella comunità e il ricorso al ricovero solo in situazioni residuali. Il DdL Zaffini prevede l’aumento del numero di giorni di Trattamento sanitario obbligatorio – Tso da 7 a 15, l’apertura di “strutture idonee” per gli accertamenti sanitari obbligatori – Aso, l’aumento del numero di posti letto nelle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza – Rems da 20 a 25, prevede che i Dipartimenti di Salute Mentale si dotino di “unità di accoglienza e di presa in carico intensiva territoriale” per le persone affette da disturbo mentale autrici di reato.

Inoltre è previsto nell’art. 6, la realizzazione negli istituti penitenziari di sezioni specialistiche psichiatriche: si passerebbe dagli attuali 300 posti letto delle Articolazioni Tutela di Salute Mentale a 1.800 posti letto. E si prevede anche la possibilità in queste sezioni di effettuare il Tso.

Come denuncia anche Antigone, le articolazioni psichiatriche nel carcere costituiscono un ulteriore restringimento della libertà personale e sono luoghi che non producono salute ma ulteriore sofferenza ed esclusione. È una situazione il più delle volte di isolamento totale. Appare cosi chiaro che il previsto budget per la salute mentale non inferiore al 5% della spesa sanitaria, come già definito nel 2001 dalla Conferenza Stato Regioni e Province autonome, servirebbe solo ad aumentare internamento ed istituzionalizzazione»

Si sdogana la contenzione

Da ultimo, conclude Del Giudice, «con il ddl ritorna nella legislazione sull’assistenza psichiatrica, nell’art. 4 comma 2, il ministro dell’Interno, che con ministro Giustizia, sentito il ministro della Salute, entro 90 giorni dalla emanazione delle legge, adotta misure di sicurezza contro gli episodi di violenza. Vengono infine sdoganate per “documentate” necessità cliniche e al solo scopo di impedire comportamenti auto ed etero lesivi, nel rispetto di appositi protocolli, le misure e i trattamenti coattivi fisici, farmacologici, ambientali. Da tutto ciò emerge con chiarezza nel ddl Zaffini un ritorno drammatico nei paradigmi, nella cultura e nei dispositivi a prima della legge 180».

fonte: https://www.vita.it/basaglia-sotto-attacco-la-politica-ha-nostalgia-dellistituzione/

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