A più di 10 anni dalla chiusura degli OPG, quale futuro per la legge 81/2014? La situazione in Emilia Romagna. di Pietro Pellegrini

Sono passati oltre 10 anni dall’approvazione e applicazione della legge 81/2014 che disponeva la chiusura degli OPG e l’apertura delle REMS a partire dal 1 aprile 2015. Un percorso difficile e complesso realizzato con un grande impegno collettivo per il quale va il più sentito ringraziamento a tutti i protagonisti, Mila Ferri, Angelo Fioritti, Francesco Maisto, il sindaco di Mezzani, i prefetti, tutta rete locale, Franco Marzullo, Giuseppina Paulillo, gli operatori, le Forze dell’Ordine. Un ringraziamento particolare a Stefano Cecconi e al movimento Stopog in quanto ha saputo accompagnare e sostenere gli operatori, anche tramite utilissime visite e report, per superare le diverse criticità.

La collaborazione interistituzionale, sancita anche da specifici protocolli, è stata ed è fondamentale per dare realizzazione al progetto, per rispondere ai bisogni dei pazienti ma anche per rassicurare e coinvolgere le comunità. Abbiamo anche sviluppato un metodo, strumenti specifici (scala di Parma, qualità delle perizie ecc.) colmando una distanza tra psichiatria clinica e forense che si era accumulata negli anni.

I risultati presentati oggi sono molto importanti e lo sono ancora di più se confrontati a quelli nazionali e di altre regioni. Essi dimostrano che si può fare, l’impossibile è diventato possibile. Affermarlo a Parma, la città di Mario Tommasini e dove hanno lavorato Franco Basaglia e Franco Rotelli è molto rilevante e simbolico se si ricorda che nel 1984 venne organizzato un convegno dal titolo “Liberarsi dalla necessità del carcere”. Oggi possiamo dire che abbiamo dimostrato che si può fare a meno dell’OPG, della sua cultura e prassi e procedere nella costruzione di un sistema di cura e giudiziario di/nella/attraverso la comunità.

Indice dei contenuti

I dati del percorso effettuato nella Regione Emilia Romagna

Chiusura dell’OPG di Reggio Emilia nel 2016;

Nel 2025 assenza di persone in lista di attesa e di detenzioni “sine titulo”;

Superamento delle due Rems provvisorie di Bologna (2022) e Parma (2021), apertura della REMS di Reggio Emilia (2021) con 30 posti (la riduzione da 40 a 30 posti era stata decisa nel 2015); sono stati forniti i dati sul funzionamento e dimostrano che esso dipende molto dalle interazioni e le possibilità dei territori, anche in termini di prevenzione delle ricadute e delle recidive nei reati. Il che conferma la necessità di forti connessioni della REMS con il welfare territoriale di cui fa parte. Ciò pare più importante che suddivisioni delle REMS per funzioni (intensive e riabilitative) livelli teorici di sicurezza (alta, media, bassa).

Ottobre 2025: presenza di 20 ospiti alla REMS, quindi 10 posti sono liberi (non occupabili per motivi di sicurezza); le caratteriste delle REMS come strutture residuali e di transizione devono vedere una nuova progettazione per decostruire e superare le contraddizioni emerse in un’ottica di comunità;

Costituzione di una rete alternativa alla REMS con coinvolgimento della Ospedalità Privata, Enti del Terzo Settore, strutture in toto o in parte dedicate, come Casa Zacchera, Casa degli Svizzeri (Bologna) e Residenza Giovani Adulti (Parma) e altre residenze, progetti con BdS e altri progetti dei Centri di Salute Mentale;

Attuazione prima del cruscotto e poi diventato Punto Unico Regionale (PUR);

Attività di formazione promossa dalla Regione e dalle Aziende con collaborazione Giustizia e Università.

A fronte di 20 pazienti in REMS vi sono oltre 300 pazienti seguiti nel territorio con un impegno economico rilevante pari ad oltre 11 milioni di euro/anno (da bilancio regionale). Le condizioni di queste persone andranno ulteriormente studiate sia in relazione delle condizioni di salute, l’inclusione sociale e la commissione di nuovi reati.

Ridimensionamento dei posti nell’ATSM di Reggio Emilia dai 48 posti della prima fase di chiusura degli OPG a 20 posti (DGR 1127/2024) e chiusura dei 10 posti Reparto Osservazione Psichiatrica (ROP) di Piacenza. Tutti atti molto importanti e coraggiosi frutto di un lavoro interistituzionale importante coordinato da Alessio Saponaro.

Il problema degli II.PP

Resta aperto il problema degli II.PP a partire dal loro sovraffollamento e francamente non si comprende come sia possibile superare la capienza massima, creando condizioni di pericolo, rischio per la convivenza e la salute. L’introduzione del numero chiuso è fondamentale. Così lo sviluppo delle misure alternative, sia con investimenti in alloggi, formazione- lavoro, superando anche i problemi burocratici, residenza anagrafica, cittadinanza che ostacolano l’accesso ai diritti. Evitare l’abbandono con l’accoglienza. Quando vi sono le condizioni di legge attuare i rimpatri, evitando che restino nel territorio persone apolidi, senza diritti, prospettive, disperate le quali finiscono per l’essere sfruttate dalla criminalità e/o permanere sine die in modo del tutto inappropriato (e molto costoso), nei percorsi sanitari.

Va affrontato il tema della “detenzione sociale”, sottolineato da Franco Corleone, di persone migranti e/o con uso di sostanze e marginalità-povertà (l’intersezionalità dei problemi è nota) che possono essere aiutate con misure sociali più adeguati, efficaci ed efficienti. La questione degli interventi sociali, del mantenimento delle condizioni minime per la vita e la salute è nota da molto tempo, dalla dichiarazione di Ottawa del OMS (1986). Ciò è molto rilevante se si tiene conto dell’incremento della povertà assoluta (quasi 6 milioni di persone, di cui 1,2 milioni di minori). La povertà vitale è correlata con condotte antigiuridiche e rischi per la salute compresa quella mentale (Siracusano).

Il tema dei diritti

Il tema dei diritti è fondamentale anche per quanto attiene alle condizioni dei CPR (Centri Permanenza Rimpatrio) che sono da chiudere in quanto del tutto inadeguati per la salute, compresa quella mentale.

La via dei diritti e della piena imputabilità di tutte le persone, secondo la proposta di legge n. 1119 (Magi) e la colta elaborazione di Grazia Zuffa, rappresenta quella da seguire per dare autonomia all’azione giudiziaria e chiarezza al mandato di cura che si può realizzare solo nel consenso, libertà, responsabilità e partecipazione della persona. La riabilitazione non può essere imposta in alcun ambito della medicina, nemmeno quella fisica.  Questo vuol dire portare i mandati nel giusto alveo, affinché possano essere efficaci, senza ambigue commistioni di cura, controllo, custodia e coercizione. Se a prevalere sono queste ultime, ogni processo terapeutico è radicalmente compromesso. È importante precisarlo a fronte di attese che problemi comportamentali, da uso e abuso di sostanze, tratti di personalità possano trovare risposte con interventi sanitari custodiali.

Pertanto per l’efficacia dei percorsi di curaè del tutto inaccettabile la natura “ancipite” delle misure di sicurezza così come formulate dalla sentenza n.22/2022 della Corte Costituzionale, ripresa anche nella successiva sentenza 76/2025, contenenti cioè la limitazione-privazione della libertà personale e al contempo la coercizione alle cure. Così si porta la psichiatria all’obbedienza giudiziaria e si rischia aprire la via ad una nuova e grande neo-istituzionalizzazione specie se si salda con una certa nostalgia del manicomio.

Occorre avere la capacità di individuare i diversi bisogni, educativi, sociali, relazionali anche ai fini della prevenzione a fronte di variazioni importanti delle famiglie, della multiculturalità di prossimità, delle nuove tecnologie, dei cambiamenti climatici e ambientali. Non è adeguata, né sufficiente una risposta meramente penale, securitaria e giustizialista, che porta ad aumentare i detenuti, anche in ambito minorile (compreso quello di Bologna) e ad espandere le persone sottoposte ad azione penale (quasi centomila con misure alternative e altrettanti c.d.” liberi sospesi”. La libertà vigilata è passata da circa 2.000 del 2012 a circa 5000 nel 2025).

È emerso con chiarezza che il percorso di attuazione della legge 81, una “rivoluzione gentile”, secondo una felice espressione di Franco Corleone,  si è basata oltre che su competenze tecniche e professionali anche su una forte componente etica e motivazionale.

Questa può esaurirsi e far perdere quel coraggio, quella sicurezza essenziale per incontrare l’altra persona, accoglierla senza pregiudizi, instaurare una relazione basata sulla fiducia e alimentare così la speranza. Addentrarsi in mondi interni traumatizzati, inquietanti, aprirsi a relazioni con persone così sofferenti, distanti (a volte anche per cultura e religione) e magari poco consapevoli, con corazze e facciate apparentemente impermeabili è molto difficile e complesso. Richiede sicurezze, supporti, aiuti a vari livelli. Pertanto va totalmente superata la posizione di garanzia a carico degli operatori sanitari (ma anche di chi opera negli II.PP.) e depenalizzando l’attività sanitaria.

Questo è molto rilevante perché sappiamo bene quanto sia importante la sicurezza, l’efficienza dello strumento operativo, che è il professionista della salute mentale, il quale non può essere messo a disagio o sotto pressione da richieste improprie, di tutela dell’ordine pubblico. Va ricordato che in questi dieci anni è fortemente aumentata la pressione sui DSM per problemi relazionali, condominiali, maltrattamenti in famiglia, violenze di genere. Tutti temi assai rilevanti che esprimono crisi nelle convivenze e co-esistenze sulle quali intervenire ma nelle quali la componente sanitaria e psichiatrica è piuttosto marginale. Vi è un disagio familiare, educativo, scolastico, sociale, abitativo, culturale, lavorativo che chiama in causa tutta la comunità e non può essere affrontato solo con approcci individuali specialistici-

Una visione di comunità

Rilanciare una visione di comunità (anche microcomunità) e un welfare di comunità è importante anche per il futuro della legge 81: oltre a magistratura, DAP, UEPE, garanti, avvocati, psichiatri, amministratori di sostegno sono fondamentali sindaci, Enti locali, servizi sociali e per l’impegno, società civile, cultura e un protagonismo di utenti, familiari, associazioni, terzo settore, rappresentanti dei migranti.

Questo può consentire non solo di rendere effettivamente residuali e temporanee le REMS, gli SPDC ma di intraprendere le vie per il loro superamento in favore di Servizi di Comunità.

Pur con tutti i temi problematici evidenziati oggi, le diverse esperienze in atto dimostrano che si può fare.  L’attenzione va mantenuta alta perché, come accaduto per tanti anni per gli OPG, caduti nel cono d’ombra amnestico dopo l’approvazione della 180, l’oblio potrebbe investire anche la legge 81 e le Rems. Il disinvestimento e la rassegnazione sono la premessa per una regressione dell’intero sistema così destinato all’abbandono. Navicelle sperdute di naufraghi.  Quindi occorre un rilancio del percorso di riforma, di investimenti culturali, politici, tecnico scientifici volti a creare salute mentale e benessere di/nella/attraverso comunità. Tutto questo nella realizzazione della Costituzione e di un welfare pubblico universale, di cui oggi abbiamo dimostrato la rilevanza e la possibilità di darvi attuazione anche in un settore così difficile. Va sostenuta con adeguati finanziamenti (ogni nuovo progetto ha un onere anche economico) e personale l’organizzazione del welfare di comunità, i DSM, l’UEPE, con strumenti innovativi per utilizzare al meglio tutte le risorse.

È importante continuare con la formazione congiunta, la supervisione, la sperimentazione e la ricerca.

Grazie a tutti i relatori e partecipanti, a Giuseppina Paulillo, Fabio Dito e Alessio Saponaro.

fonte: https://vasodipandora.online/a-piu-di-10-anni-dalla-chiusura-degli-opg-quale-futuro-per-la-legge-81-2014-la-situazione-in-emilia-romagna/

PELLEGRINIPietro Pellegrini
BIO
– Medico psichiatra e psicoterapeuta lavora nel servizio pubblico dal 1981 ed ha maturato esperienze nella salute mentale dell’infanzia, adolescenza, adulti e nelle dipendenze patologiche.
– Dal 1999 ha svolto diversi incarichi di direzione e dal 2012 è Direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Parma. Dal luglio 2022 svolge le funzioni di Subcommissario Sanitario.
– Nel 2013 ha curato l’apertura della Residenza Sanitaria per minori di San Polo di Torrile e nel 2015 della REMS di Casale di Mezzani, ha curato il completamento della Fattoria di Vigheffio e l’innovazione organizzativa dei servizi di salute mentale in collaborazione con Università di Parma, Enti del Terzo settore, Ospedali e strutture accreditate, volontariato.
– Ha promosso la partecipazione degli utenti e dei familiari attraverso la promozione di corsi di formazione, l’automutuoaiuto, l’associazionismo.
– Dal 2010 al 2020 è stato Presidente della Delegazione Trattante con le organizzazioni sindacali. E’ componente diversi gruppi di lavoro della Regione Emilia Romagna: per la chiusura degli OPG, percorsi dei pazienti affetti da disturbi mentali autori di reato e la tutela dei minori.
– Dal 2021 membro della Cabina di Regia presso Agenas per la lista di attesa nelle REMS.
– Componente della Consulta per la Salute Mentale della Regione Emilia Romagna della Consulta di cui dal 2015 al 2021 ne è stato vicepresidente.
– Coordina il gruppo regionale per il Budget di salute e collabora con l’Istituto Superiore di Sanità nel progetto “Persona, individuo, cittadino” che ha formulato le linee di indirizzo per l’applicazione a livello nazionale del Budget di salute.
– Nel 2021 ha preso parte come coordinatore alla Conferenza nazionale sulla salute mentale promossa dal Ministero della Salute.
– Docente presso corsi professioni e scuole di specializzazione. Autore di 210 pubblicazioni di articoli scientifici e 5 libri, su psichiatria, psicoterapia e organizzazione dei servizi.
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